Praticare la mindfulness nella leadership: 2 modi per farlo

praticare la mindfulness

Nessun manager o leader, o chiunque abbia posizioni di responsabilità può sopportare il tipo di stress che il mondo di oggi comporta.

Praticare la mindfulness” nella leadership può aiutare!

La mindfulness è l’essere pienamente consapevoli, sveglio e attento nei confronti di sé stesso e gli altri.

Prestando consapevolmente attenzione a mente, corpo, cuore e spirito, un leader può riconoscere quando sta entrando in crisi e determinare il modo migliore per dirigere la sua attenzione e le sue priorità.

Praticare la mindfulness, per esercitare una profonda consapevolezza, comporta auto-riflessione, attività fisica e coinvolgimento con gli altri.

La mindfulness inizia proprio con la consapevolezza di sé:

conoscere te stesso ti consente di fare delle scelte su come rispondere alle persone e alle situazioni.

La profonda conoscenza di te stesso ti consente di essere coerente, di presentarti in modo autentico.

Cosa ancora più importante, la consapevolezza ti consente di notare i sottili indizi che ti dicono di prestare attenzione a te stesso, agli altri o all’ambiente circostante. La consapevolezza ti permette di chiederti, per esempio:

  • Sto agendo di concerto con i miei valori?
  • Sono il leader che aspiro ad essere?
  • Come sto gestendo lo stress della mia situazione attuale?
  • Come si sentono le mie persone chiave in questi giorni?
  • Siamo sincronizzati l’uno con l’altro?

Domande, come queste, ti aiutano a mantenere costantemente il tuo equilibrio e i tuoi valori, e a prestare attenzione ai messaggi sottili delle persone che guidi.

Praticare la mindfulness costantemente crea fiducia e aiuta a creare un ambiente positivo.

Praticare la Mindfulness per evitare la Sindrome del Sacrificio

In che modo puoi reprimere i conflitti interiori quotidiani causati dalla pesante responsabilità, dal bisogno di un costante autocontrollo e dalle inevitabili crisi e rimanere comunque un leader efficace?

Potresti rispondere: “Non facilmente” e hai ragione.

Purtroppo, la maggior parte dei leader o manager, prima o poi, sperimenta la “Sindrome del Sacrificio

La maggior parte dei manager o leader, quando sono in crisi o in difficoltà di fronte a un nuovo ruolo, contesto o momento della vita, passano a un comportamento che consiste nel lavorare di più e più a lungo.

Questo perché magari questo approccio ha sempre avuto successo per loro in passato. Invece, nella nuova situazione, le difficoltà contingenti non portano loro a riconoscere che il nuovo ruolo richiede abilità e approcci diversi.

Di conseguenza, concentrandosi verso l’esterno (aumentare il lavoro o le proprie responsabilità) (cioè non praticare la mindfulness) interrompono le linee di comunicazione con sé stessi e con la sua squadra, essenzialmente isolandosi con il suo approccio. In tal modo, interrompono il flusso di informazioni vitali ed esacerbano la situazione problematica.

Anche se questo comportamento nasce da buone intenzioni, crea un ciclo vizioso “il sacrificio” che aggiunge stress e complicazioni a una crisi già esistente.

Uno dei modi per evitare ciò, per essere un leader di successo, è creare risonanza esercitando consapevolezza, speranza e compassione.

Prima che un leader possa costruire le basi per una leadership risonante e di successo, deve imparare ad evitare la dissonanza. Un modo in cui le persone creano comunemente dissonanza nelle loro organizzazioni è proprio cadere preda della “sindrome del sacrificio”.

In questo scenario, il leader affronta una minaccia o una crisi assumendosi da solo più oneri. Questa azione di solito porta a un circolo vizioso che aumenta solo lo stress della crisi e alla fine porta al burn-out.

Se invece ci si prende il tempo e lo spazio per concentrarsi sui propri pensieri e sentimenti (praticare la mindfulness), evita di rimanere impantanato nella “sindrome del sacrificio”.

Come praticare la Mindfulness nella leadership

La mindfulness è stata definita come la consapevolezza che sorge prestando l’attenzione di proposito, nel momento presente, senza giudizio.  La mindfulness è vista come un’abilità che può essere sviluppata attraverso la pratica.

I benefici che nascono dall’attenzione centrata sul presente e dall’accettazione dell’esperienza includono una maggiore consapevolezza, un maggiore autocontrollo, una maggiore apertura e accettazione delle esperienze, lo sviluppo di nuove prospettive sul contesto e il contenuto delle informazioni.

È stato scoperto che la consapevolezza ha effetti benefici psicologici, somatici, comportamentali e interpersonali. Aiuta a sviluppare la tolleranza, l’accettazione, la pazienza, la fiducia, l’apertura, la gentilezza, la generosità, l’empatia, la gratitudine e la gentilezza amorevole, ognuna delle quali è rilevante per il recupero personale delle persone con forte stress, nonché per il benessere positivo in generale.

È stato anche scoperto che praticare la mindfulness riduce il disagio psicologico e ottimizza il funzionamento psicologico nei giovani.

1 – Tecniche dal vivo per praticare la mindfulness

Sebbene praticare la consapevolezza abbia mostrato benefici significativi per la salute e il benessere, e in particolare per la riduzione dello stress e la depressione, il termine consapevolezza di solito copre una famiglia di tecniche di autocontrollo, ad esempio la meditazione seduta, meditazione del movimento (yoga o tai-chi) o esercizi di respirazione e visualizzazione.

Queste attività e tecniche, fino ad oggi, si sono potute apprendere solo attraverso corsi dal vivo con insegnanti qualificati, che oltre a far praticare le tecniche in modo guidato, sappiano anche ispirare il praticante alla pratica continua, ma anche alla minima pratica quotidiana in privato senza l’insegnante.

Qui non stiamo parlando di imparare, per esempio di meditare o fare yoga, diventando dei professionisti come i monaci buddisti o a dedicarvi in modo totalitario il proprio tempo. Parliamo, invece di imparare delle semplici tecniche base, attraverso delle sessioni di un’ora, due-tre volte a settimana, con insegnante qualificato, che ci permettano di praticare a casa ogni giorno per almeno mezz’ora.

Un’alternativa simile, che ci permette di risparmiare tempo negli spostamenti, sono le lezioni on-line in cui si partecipa a una classe virtuale sul web, dove l’insegnante attraverso una telecamera e un microfono svolge la lezione.

Chiaramente, questa soluzione è un buon compromesso, anche se ha il limite della mancanza di contatto diretto con l’insegnante, che dal vivo analizza l’esecuzione del praticante e dà i consigli per correggere la non perfetta esecuzione della tecnica, come la postura, la respirazione, la visualizzazione, la concentrazione.

2 – Applicazioni on-line per praticare la mindfulness

L’attenzione prevalente alla mindfulness e la facile l’accessibilità delle applicazioni mobili nella vita quotidiana hanno incrementato molto lo sviluppo di App per dispositivi mobili relative alla pratica della mindfulness, magari integrando tecniche diverse come meditazione, yoga, training autogeno, respirazione, frasi motivazionali, ecc.

Queste App pretendono di sostituire l’insegnante dal vivo, con un tutor virtuale che stabilisce gli orari adatti per la pratica, inviando dei messaggi con frasi positive o invitando a fermarsi per qualche minuto per respirare o meditare. Chiaramente oltre a queste funzioni di allerta, ci sono le vere lezioni di pratica con istruzioni guidate da una voce virtuale e con immagini o video di movimenti o posizioni da ripetere, qualora la pratica lo richieda.

In particolare, sebbene ci siano prove crescenti degli effetti positivi dei programmi di formazione basati sulla faccia a faccia con l’insegnante, non è chiaro se le App possano fornire gli stessi vantaggi, almeno per le funzionalità o le modalità di cui dispongono oggi. Le App mobili possono comunque avere il potenziale di essere un mezzo di erogazione alternativo per la formazione dal vivo. Sebbene esistano centinaia di App di questo tipo, ci sono poche informazioni sulla loro qualità ed efficacia.

Una ricerca è stata condotta da alcuni ricercatori sulle App di mindfulness presenti su iTunes per Iphone e Google Apps per i telefoni con sistema operativo Android. Sono state incluse App che fornivano formazione e istruzione sulla mindfulness. Quelli contenenti solo promemoria, timer o tracce di meditazione guidata sono stati esclusi.

Un valutatore esperto ha esaminato e valutato la qualità delle App utilizzando il coinvolgimento, la funzionalità, l’estetica visiva, la qualità oggettiva delle informazioni e i sottoinsiemi di qualità soggettiva percepita delle persone.

Un secondo valutatore ha fornito valutazioni sul 30% delle App per scopi di affidabilità tra i valutatori. Sebbene molte App affermino di essere legate alla mindfulness, la maggior parte erano App di meditazione guidata, timer o promemoria.

Pochissimi hanno ottenuto valutazioni elevate sull’estetica visiva, il coinvolgimento, la funzionalità o la qualità delle informazioni. Molto rimane alla volontà o alla esperienza pregressa di tali tecniche da parte dell’utilizzatore. Comunque sia, la ricerca indica che le App hanno una efficacia sulla riduzione dello stress e sul miglioramento del benessere, seppure in percentuale molto ridotta comparata alla pratica dal vivo con insegnante.

***

Un mio consiglio, basato sulla mia personale esperienza è quello di apprendere prima le tecniche di mindfulness attraverso un insegnante, sia per apprenderle bene, sia per potersi farsi consigliare verso la tecnica che meglio si adatta alla nostra personalità, ai nostri impegni e al nostro piacere di praticarla. Questa esperienza, eventualmente, può essere affiancata da un App, che ci permette di praticare tutti i giorni, anche quando non riusciamo ad avere molto tempo per motivi diversi, viaggi, vacanze o altro.

Tutto ciò, comunque, con la consapevolezza già avere appreso delle tecniche o esercizi di base per poter praticare correttamente, anche quelle volte che non abbiamo l’insegnante a disposizione e lo sostituiamo con un insegnante virtuale.

Per approfondire il Modello della Leadership 4.0, ti consiglio di leggere il libro Leadership 4.0 .

 

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